Il pantalone sartoriale. Analisi di un capolavoro!

La linea artistica ed elegante del pantalone che segue il ritmo della camminata, soggiogata dalla perfezione di una piega imperturbabile, è il desiderio silente dell’uomo elegante che abbraccia l’interesse per l’intera opera del suo abito; celato tra le sue profonde pinces, vi è l’istinto della ricercatezza e del piacere di un pantalone nato per passione e magica euritmia.

Nella definizione di un vero pantalone non vi può essere che un solo principio, quello dell’elegante lavorazione a mano, il cui Il valore è spesso sottovalutato, ritenendo che non vi sia la necessità di una lavorazione al pari di quella indirizzata a un capospalla. Eppure, nell’ideale platonico di perfetta vestibilità, solo attraverso un concepimento artigianale, destinato a esaltare l’individualità dell’essere e le sue forme, si può raggiungere tal fine, che più si eleva, quanto più le sue parti principali sono congegnate in modo che l’occhio sia attratto dai dettagli più e meno considerevoli: pinces e tasche fermate da travetti; un minuto taschino porta monete, abilmente inserito nella cucitura della cintura, a creare uno particolare effetto di illusione ottica; patta rigorosamente chiusa da bottoni e tirapancia, per assicurare il giusto grado di tensione; una cintura interna in cotone bacchettato; o ancora mezzi punti e risvolti sostenuti dall’impercettibilità di bottoni nascosti al suo interno.

In tale prospettiva si erge la necessità di cogliere il significato più intimo del pantalone, quello che per grazia ricevuta si può definire come il taglio classico per eccellenza. Esso si manifesta nella pienezza dei volumi dettati dalle ampie riprese, che siano dritte o rovesce; le gambe affusolate al punto giusto e vita alta incorniciata da una cintura magistralmente cucita, la quale accarezza il fianco nei più svariati modi: con bottone singolo o doppio, a vista o nascosto; il tutto sostenuto elegantemente da un paio di bretelle. Nei suddetti è solito inserire, nei fianchi o sul retro della cinta, delle caratteristiche fibbiette, appuntate tramite linguette di tessuto e destinate alla regolazione della cintura severamente sprovvista di passanti, i quali appartengono consapevolmente a un’altra tipologia di pantalone, di cui non si prende considerazione in tale contesto. Sul simposio dell’eleganza il filo conduttore è sempre la proporzione, quel rapporto aureo che domina indisturbato su ogni tassello che la compone. Cosa ne sarebbe di un abito, se non vi fosse il contributo di un pantalone grandioso? Esso deve accondiscendere ad ogni movimento del corpo, senza mostrare mutamento o scadere nelle antiestetiche smorfie di un pantalone arruffato, soprattutto nei punti nevralgici del dietro e del cavallo, sedi dei più infidi eccessi di tessuto. Ed è proprio su tali punti che l’arte sartoriale interviene con pratiche liturgiche, le quali s’insidiano fin dalle prime fasi del modello, temprate da una maestria che s’infonde in quell’antro di mondo noto come la bottega del sarto, per raggiungere il culmine attraverso la lunga foggiatura con il ferro da stiro. Il vapore abbraccia ogni oncia di tessuto, plasmandone la forma e definendo la curvatura della gamba, quasi ad assumere un leggero profilo ad “S”; le cuciture fitte e rigorosamente eseguite a mano, non conoscono il rumore della macchina da cucire, se non per quelle poche lineari; passo dopo passo, punto dopo punto, il pantalone prende vita. Un capo cosiffatto può definirsi, senza alcun timore, mitologico, similmente alla figura del pantalonaio, che ne rivendica la potestà artigianale. In particolare, vi è un’antica tradizione pantalonaia, che si tramanda da generazioni nelle sartorie d’Italia, la quale ha reso celebre nel mondo l’archetipo del pantalone all’italiana.  

L’eccellenza nasce da precise regole di simmetria che moderano ogni passaggio costruttivo. Il rispetto degli appiombi e l’eguale ripartizione degli elementi su ambo le gambe, sono un imperativo per la messa in bolla di ogni componente durante la montatura. La lunghezza è di cruciale importanza, in relazione all’altezza del risvolto e il modello della calzatura prescelto; un triangolo pungente in grado di elevare, o trascinare nel baratro dell’ineleganza, con la stessa facilità con cui il vento spazza via un fiore delicato. Non vi deve essere una definizione esatta per quanto concerne le misure, poiché l’eterogeneità del corpo umano governa, ad esempio, la scelta di un risvolto più o meno importante, rendendosi indispensabile su di  un abito sportivo o un completo gessato doppiopetto. Quantunque il risvolto abbia ragione di esistere, non deve essere irrisorio, ma rapportarsi alla corporatura e al taglio dell’abito, purché non varchi il confine formale di uno smoking, così come di un tight o un frac, sui quali il suo uso è abolito nel rispetto della castità delle forme, nonché per trascendere dalla sua immagine natia dal sapore campestre e, dunque, informale. Un’osservazione focalizzata sul capo farà notare come la parte posteriore dell’orlo sia ineccepibilmente più lunga del davanti, come nota aggiuntiva al temperamento di un pantalone sobrio ed equilibrato. L’uso del battitacco, quale sottile lembo di stoffa inserito all’interno dell’orlo, non solo evita l’usura al contatto con la calzatura, altresì, permette una caduta migliore del tessuto, il quale accarezza la suddetta, laddove comincia il tacco e dinanzi a baciare la scollatura della tomaia, senza soffocarla, in un abbraccio sospeso sull’orlo di un precipizio; il mezzo centimetro può essere fatale. Più complicato è il discorso che riguarda l’ampiezza del fondo, la quale converrà di non essere né troppo larga, né troppo stretta e volta al raggiungimento di una discesa asciutta e lineare. L’incognita che s’interpone tra gli estremi è la chiave per massimizzare l’estetica del pantalone e dell’intero abito, la cui risoluzione è un enigma che assoggetta i massimi esponenti dell’eleganza maschile. Dallo studio delle forme e la vaghezza dei tessuti, nasce un artifizio d’ineguagliabile autenticità. Con l’avvicendarsi della stagione estiva, i tessuti cardati e le flanelle invernali lasciano il posto ai tessuti leggeri e disinvolti baciati dai raggi dal sole. Il lino irlandese fa da padrone, con le sue tinte coloniali, d’avorio e turchesi; cotoni freschi e disinvolti, color crema, sabbia e grigio delicato, da accompagnare a blazer blu e sigari prelibati; così come la finezza di un cotone seersucker, che ricorda l’increspatura di un fondo sabbioso con la sua superficie scabra e tipicamente a righe.

Dall’analisi iconologica di questo capo, epigono di una classicità che non è andata persa, si designa la sacralità di mantenere o restaurare, di espandere e diffondere l’essenza di un grande capolavoro, quello del pantalone sartoriale, il quale non è mai schiavo del tempo, bensì della sola qualità a favore dell’unicità.


The artistic and elegant line of the trousers that follows the rhythm of the walk, subjugated by the perfection of an imperturbable fold, is the silent desire of elegant man who embraces the interest for the entire work of his suit; hidden in his deep pleats, there is the instinct of sophistication and pleasure of a pant born for passion and magic mix. In the definition of a true trousers there can be only one principle, that of the elegant handwork, whose value is often underestimated, considering that there is not a need of a process like the one addressed to a outerwear. Yet, in the ideal of Platonic perfect fit, only through a craft conception, designed to enhance the individuality of the human being and its forms, can reach this end, which rises, as much as its main parts are framed so that the eye is attracted by most and least significant details: pleats and pockets stops from bar tacks; a minute pocket coin holder, cleverly inserted into the seam of the belt, to create a particular effect of optical illusion; fly closed by buttons and tirapancia, to ensure the right degree of tension; an inner striped cotton belt; or even half points and cuffs supported by buttons hidden inside.

In this perspective, there is the need to seize the most intimate meaning of the trouser, what for grace received can be defined as the classic cut for excellence. It is manifested in the fullness of volumes dictated by the wide pleats, which are straight or backward; tapered legs at the right point and high waist framed by a masterfully stitched belt, which caresses the side in various ways: with single or double button, visible or hidden; all elegantly it supported by a pair of suspenders. In the above it is usually to insert, in the sides or on the back of the belt, characteristics little buckles, pinned through of fabric tabs and intended for belt adjustment severely devoid of belt loops, which consciously belong to another type of trousers, of which not it takes account in this context. On elegance symposium the conductor wire is always the proportion, the golden ratio that dominates undisturbed on each element that composes it. What would become of a suit, if there was no the contribution of a great trouser? It must acquiesce to every movement of the body, showing no change or expire in unsightly grimacing of a ruffled trouser, especially in the focal points of the back and at crotch point, locations of the most treacherous fabric excesses. And it is precisely on these points that the tailoring art intervenes with liturgical practices, which are manifested from the earliest stages of the model, hardened by a mastery that infuses in that corner of the world known as the tailor’s shop, to reach the culmination through the long shaping with the iron. The steam embraces every ounce of fabric, giving the shape and defining the curvature of the leg, almost to assume a slight “S”profile; the thick seams and strictly carried out by hand, do not know the noise of the sewing machine, if not for those few linear; step by step, point by point, the pants comes alive. A garment so made can be defined, without any fear, mythological, similarly to the figure of pants tailor, which claims the artisan authority. In particular, there is an ancient tradition of pants, handed down through generations in tailoring of Italy, which made famous in worldwide the archetypal of Italian-style trouser.

Excellence comes from precise rules of symmetry that moderate every manufacturing step. The respect of the perpendicularity and the equal distribution of the elements on both legs, are an imperative for the levelling of each component during the setting. The length is of crucial importance, in relation to the height of the cuff and the selected shoe model; a pungent triangle able to elevate, or drag in the chasm of the clumsiness, with the same ease with which the wind sweeps away a delicate flower. It should not be an exact definition for what concerns the measures, since the heterogeneity of the human body governs, for example, choosing a more or less important cuff, making themselves indispensable on a sports suit or double-breasted pinstripe suit. Although the cuff has reason to exist, must not be insignificant, but relate to the size and to the cut of the suit, provided that not crossings the formal border of dinner jacket, as well as of a tight or a frac, on which its use is abolished respecting the chastity of forms, and to transcend its native image from of country flavour and, therefore, casual. An observation focused on the garment, will notice that the back part hem is slightly longer than the front, as additional note to the temperament of a sober and balanced trouser. The use of a thin strip of cloth placed inside hem, not only avoids the usury upon contact with the shoe, also, it allows a better fall of the fabric, which caressing the aforementioned, where begins the heel and in front of kissing the neckline of the upper, without suffocating, in a suspended embrace the edge of a precipice; half centimetre can be fatal. More complicated is the speech that regards the width of the bottom, which will agree to be neither too wide nor too narrow and aimed at achieving a dry and linear descent. The unknown factor intervening between the extremes is the key to maximizing the aesthetics of the whole trouser and suit, whose resolution is an enigma that unites the greatest exponents of men’s elegance. From the study of the forms and the vagueness of the fabrics, is born an artifice of unparalleled authenticity. With the arrival of summer, carded and winter flannel fabrics leave the space to light and casual fabrics kissed by the rays of the sun. The Irish linen is the master, with its colonial colours, ivory and turquoise; fresh and casual cottons, cream, sand and soft gray, to match with blue blazer and delicious cigars; as well as the fineness of a seersucker cotton, which recalls the ripple of a sandy bottom with its rough surface and typically with stripes.

From the iconological analysis of this garment, a successor of a classicism that has not lost, it is designates the sacredness to maintain or restore, expand and spread the essence of a great work of art, that of tailored trouser, which is never a slave of time, but of the one quality in favour of uniqueness.

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