EdG introduces Angelo Inglese

Angelo Inglese

A Ginosa, un caratteristico paesino al confine tra Puglia e Basilicata, nel 1955 Giovanni Inglese, assieme ai suoi fratelli e con l’aiuto della loro mamma, aprì la sua piccola bottega all’interno della quale cuciva camicie con l’utilizzo dell’antica arte sartoriale italiana. Oggi Angelo Inglese porta avanti questa tradizione tramandatagli dal padre, arrivando a vestire alcuni tra i più grandi personaggi a livello mondiale.

L’ho incontrato nel suo piccolo showroom posto al centro di Ginosa e, come al solito, ho chiacchierato un po’ con lui facendomi raccontare cosa c’è dietro al mondo di G Inglese Sartoria.

L’eleganza del gusto: Nella sua famiglia lei è stato l’unico a voler portare avanti la storica arte sartoriale. Cosa l’ha spinta a farlo e qual’è la sua mission?

Angelo Inglese: Credo fermamente nella qualità del prodotto, che sia esso del settore sartoriale o meno. Bisognerebbe avere la cultura del prodotto. Io voglio far capire al consumatore come viene realizzato il capo in questione. Voglio far conoscere alla gente il lavoro artigianale per far si che lo possa apprezzare a pieno. Educare il consumatore. Un consumatore che conosce la materia capisce dov’è la qualità.

EdG: C’è, oggi, questa esigenza?

AI: Deve esserci. Oggi gli asiatici sono i clienti più esigenti al mondo e fra qualche anno saranno loro i nostri maggiori competitors. Vorrei che la tradizione sartoriale italiana e tutte le vecchie arti artigiane fossero più apprezzate anche qui in Italia.

EdG: Lei è molto legato alle tradizioni. Quanto influiscono sulle sue scelte lavorative?

AI: Tantissimo. C’è sempre una storia dietro ad ogni singola scelta: la pochette, la cravatta 10 pieghe, l’utilizzo del telaio e delle macchine Singer. Sono legato alla mia terra e alle sue tradizioni. Ultimamente ho creato una giacca in lana gentile di pecora nata da una collaborazione con l’associazione pugliese “Pecore Attive” ed anche questa è stata tessuta su di un vecchio telaio. Un risultato grandioso.

Angelo Inglese showroom (2)

EdG: Qual’è il suo pensiero sulla sartoria moderna?

AI: Oggi la sartoria è diventata una questione di vanto (vado dal sarto perché poi posso dirlo agli amici) e ciò ha favorito la perdita di qualità. La soddisfazione più grande, invece, te la danno i clienti che vengono da te perché vogliono quel determinato capo, sono loro a spingerti ad andare avanti. Come le dicevo prima non c’è abbastanza cultura del prodotto. Ad ogni modo io so quello che faccio e quello che voglio dal mio lavoro.

EdG: Cioè?

AI: Voglio fare la camicia che faceva mia nonna, rimodernandola. La qualità è una prerogativa imprescindibile. Sia la nostra camicia classica che quella sportiva vengono cucite con la stessa passione e la stessa metodologia perché devo rispettare la qualità del mio lavoro. La nostra linea top di gamma, per esempio, ha l’orlo chiuso come il foulard di Hermès. Sono piccoli dettagli che fanno la differenza.

EdG: Se dovesse scegliere una tipologia di camicia su tutte, quale sceglierebbe?

AI: Io credo che ogni tipo di camicia debba essere scelto in base all’utilizzo e all’abbinamento. Se scelto bene si raggiunge la perfezione. Non ho una camicia preferita ma vado a periodi. Per esempio adesso prediligo le tonalità del blu, a volte la camicia bianca. Se dovessi delineare il mio stile le direi che non mi piace formalizzare troppo l’abbigliamento.

EdG: Ci parli del suo progetto riguardante il Borgo.

AI: Il Borgo l’ho acquistato un po’ di tempo fa ed avrebbe contenuto la scuola dei mestieri in via d’estinzione, la produzione, la mensa, ed un’ala riservata ad ospitare i clienti esteri. Purtroppo c’è stata una frana e la strada per arrivarci è ora inaccessibile. Ora stiamo valutando il da farsi.

EdG: Una scuola dei mestieri in via d’estinzione?

AI: Esatto. Come le dicevo prima, non solo sartoria. Avevamo già delle richieste da parte di ragazzi laureati provenienti dagli Stati Uniti e dal Giappone. Qui con me, invece, ci sono già dieci donne alle quali sto insegnando l’arte sartoriale ed oggi realizzano asole totalmente a mano.

EdG: Cos’è per lei l’eleganza del gusto?

AI: Innanzitutto sono ben felice di dirle che la seguo con piacere ed ho sempre ammirato la sua sobrietà e professionalità. L’eleganza ed il gusto sono due cose distinte ma che vanno a braccetto tra loro. Il gusto lo si può allenare mentre l’eleganza è una cosa innata; è elegante anche un pastore. Io credo che non sia necessario che una persona si sforzi per apparire snaturando la sua essenza. Questo è per me l’eleganza del gusto. Ha fatto benissimo ad unire queste due parole che non dipendono l’uno dall’altro ma che insieme raccontano il bello.

 

Umberto Cataldo

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Angelo Inglese is the one of the most important italians shirtmakers and I met him in his town, Ginosa, a quaint village on the border between Apulia and Basilicata.

L’eleganza del gusto: In your family you’re the only one who wanted to bring forward the historical sartorial art. What motivated you to do it and what is your mission?

Angelo Inglese: I firmly believe in the quality of the product, be it or not in the tailoring sector. I want to let people know about the craft to ensure that it can fully appreciate. A consumer who knows the working, understands the quality.

EdG: There is, today, this need?

AI: There must be. Today, Asians are the most demanding customers in the world and in a few years our competitors are mostly Asians. I would like the Italian sartorial tradition and all the old craft arts were more appreciated here in Italy.

EdG: You’re very attached to traditions. How they affect your work choices?

AI: A lot. There’s always a story behind every single choice: pocket squares, ten-fold ties, the old looms and Singer machines using. I’m so attached to my town and its traditions. Lately I have created a sheep’s wool jacket born from a collaboration with an Apulian’s Association “Pecore Attive” and also it has been woven on an old loom. An amazing result.

Angelo Inglese Showroom

EdG: What is your thought on modern tailoring?

AI: Today tailoring has become a matter of pride (I go to the tailor because then I can say it to friends), and this has led to the loss of quality. Anyway, I know what I do and what I want from my work. I want to make a shirt as well as my grandmother did, making it more modern.

EdG: Which is your favorite type of shirt?

AI: I think that every shirt should be chosen according to the combination. I don’t have a favorite shirt. In this period, for example, I’m wearing shades of blue, but I like white shirts too. If I had to define my style I say that I don’t like to dress too formal.

EdG: Tell us about your hamlet’s project.

AI: I’ve bought an hamlet sometime ago. Inside there would have been the production department, a school and some suits for foreign customers. Unfortunately sometime ago there was a landslide and the way to reach it is now inaccessible. Now we’re considering what to do.

EdG: What is for you l’eleganza del gusto?

AI: First of all, I’m happy to tell you that I follow you with pleasure and I always admired your classy and professional work. Elegance ant good taste are two different things that go hand in hand. You can refine your good taste, instead elegance is innate. I think that, when a person wouldn’t strives to appear, this is l’eleganza del gusto. You did well in combining these two words that don’t depend on each other, but togheter they tell the beauty.

Umberto Cataldo

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