Appunti di Stile: La Giacca Napoletana

Continua il viaggio alla scoperta dei dettagli che contraddistinguono la giacca delle diverse scuole sartoriali: dalla fumosa Londra con le sue giacche strutturate, alla naturalezza della giacca napoletana, anch’essa in grado di raccontare una storia ricca di particolari affascinanti, sospesa tra miseria e nobiltà, creatività, stile ed estetismo. 

Nata tra i vicoli di via Toledo e via Chiaia, la giacca napoletana è simbolo di unicità espressiva ed eleganza senza tempo, conosciuta e amata in tutto il mondo per la leggerezza dei tessuti e la vestibilità eccelsa. Oltre che un prodotto di alta qualità sartoriale, la giacca napoletana è il punto di arrivo di un lungo processo di rivoluzione e innovazione stilistica messo in atto, a cavallo tra le due guerre mondiali, dagli allora protagonisti della sartoria partenopea: Filippo De Nicola, Salvatore Morziello, Vincenzo Attolini, Gennaro Rubinacci, Angelo Blasi e tanti altri artigiani maestri dell’ago e filo.

Reinterpretando la giacca inglese in chiave semplicistica, i sarti partenopei seppero dare una nuova identità a questo capo fondamentale dell’abbigliamento classico maschile. Le linee morbide e i drappeggi si sostituirono alla rigidità della giacca anglosassone, così come i colori, i tessuti e le fantasie si adattarono al clima più mite e soleggiato della città partenopea, nonché allo stile di vita dell’uomo elegante napoletano, virtuoso cultore del bello e dei piaceri della vita. A rendere famosa la giacca napoletana contribuirono i più grandi esponenti del jet set internazionale: dal Principe Antonio de Curtis, Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni, a Clarke Gable e il Duca di Windsor, che se ne innamorò durante un suo soggiorno a Capri.

Indossando una giacca napoletana, è possibile rendersi conto della straordinaria leggerezza del prodotto, la quale scaturisce dall’assenza di spalline e la presenza di canvas e crine di cavallo leggeri negli interni della giacca, la quale è, inoltre, sfoderata o, tutt’al più, con mezza fodera. Il taglio della giacca napoletana è in generale più corto di quello della giacca inglese, anche in termini di maniche, la cui lunghezza è tale da rendere ben visibili i polsini della camicia. 

Tra i dettagli che definiscono l’origine partenopea di una giacca, la spalla è di nuovo un elemento chiave, così come lo è nella giacca inglese. Priva di qualsiasi costrizione, la spalla napoletana segue la linea naturale del corpo, culminando in un giromanica cucito “a camicia”, ossia con il rimesso della manica inserito al di sotto della spalla e ribattuto esternamente. Essendo la parte superiore della manica, la cosiddetta “tromba”, più ampia rispetto allo scalfo della giacca, piccolo e aderente, avrà un eccesso di tessuto responsabile della formazione di quelle pieghette distintive della giacca napoletana e chiamate “repecchie” in gergo locale. Ne risulta una manica definita a “mappina” in grado di accompagnare la gestualità quotidiana. Per giacche dall’aspetto più formale, la spalla naturale della giacca napoletana è, invece, accompagnata da rollino. Ulteriori peculiarità della giacca napoletana sono la forma insolita e tondeggiante delle tasche applicate, dette a “pignata”, e il taschino tagliato a “barchetta” che guizza verso l’alto.  I bottoni delle maniche si sovrappongono leggermente e per tale ragione sono detti “bottoni baciati”. 

Passando alla foggia con cui si presenta una giacca napoletana, questa è comunemente un monopetto a due bottoni, con bavero molto ampio che culmina a lancia e con due riprese laterali che si prolungano sino al fondo della giacca. Tipico della sartoria napoletana è la costruzione della giacca monopetto cosiddetta “tre stirato a due”, il quale presenta un bavero rollato a mano, che fa sì che si vedano solo i due bottoni inferiori, con il primo, quindi, nascosto e la cui rispettiva asola montata al contrario, è il tocco finale di un prodotto sartoriale in cui nulla è lasciato al caso. 

Da quanto detto emerge il profilo di una giacca estremamente curata dal punto di vista della tecnica di lavorazione e della ricerca per i dettagli, e il quale, assecondando con armonia i movimenti del corpo, dona un aspetto al contempo elegante e rilassato. Pertanto, la giacca napoletana ben si presta per essere il complemento di un abito che non debba essere indossato in contesti troppo formali, dando il meglio di sé quando realizzata con tessuti come il lino, il solaro o la gabardina.

In definitiva, la giacca napoletana può considerarsi un condensato di tradizione, passione genuina e artigianalità, i cui dettagli sono le lettere di un linguaggio sartoriale codificato sulla base di uno stile di vita unico, che rispecchia l’essenza partenopea.


The journey to discover the details that distinguish the jacket of the various tailoring schools continues: from the smoky London with its structured jackets, to the naturalness of the Neapolitan jacket, which is also able to tell a story full of fascinating details, suspended between wretched and nobility, creativity, style, and aestheticism.

The Neapolitan Jacket, born between the alleys of via Toledo and via Chiaia, is a symbol of expressive uniqueness and timeless elegance, known and loved all over the world for the lightness of its fabrics and its excellent fit. In addition to being a high quality tailored product, the Neapolitan jacket is the convergence point of a long process of revolution and stylistic innovation carried out, at the turn of the two world wars, by the protagonists of that time of the Neapolitan tailoring: Filippo De Nicola, Salvatore Morziello, Vincenzo Attolini, Gennaro Rubinacci, Angelo Blasi and many other craftsmen masters of the needle and thread.

By reinterpreting the English jacket in a simplistic key, the Neapolitan tailors were able to give a new identity to this fundamental garment of classic men’s clothing. The soft lines and drapes replaced the rigidity of the English jacket, as well as the colors, fabrics, and patterns that were adapted to the milder and sunnier climate of the Neapolitan city, and the lifestyle of the elegant Neapolitan man, virtuous lover of beauty and the pleasures of life. The greatest exponents of the international jet set contributed to making the Neapolitan jacket famous: from Prince Antonio de Curtis, Vittorio De Sica and Marcello Mastroianni, to Clarke Gable and the Duke of Windsor, who fell in love with it during one of his travel in Capri.

By wearing a Neapolitan jacket, it is possible to realize the extraordinary lightness of the product, which arises from the absence of shoulder paddings and the presence of light canvas and horsehair in the interior of the jacket, which is also unlined or, at most, with half lining. The cut of the Neapolitan jacket is generally shorter than that of the English jacket, also in terms of sleeves, whose length is such as to make the cuffs of the shirt visible. 

Among the details that define the Neapolitan origin of a jacket, the shoulder is again a key element, as it is for the English jacket. Without any constraints, the Neapolitan shoulder follows the natural line of the body, culminating in “a camicia” stitched armholes, that is, with the “rimesso” (the fabric in excess to the seam of a garment) put under the shoulder and is stopped with an external seam. Being the upper part of the sleeve, the so-called “tromba”, wider than the small and adherent armhole of the jacket, it will have an excess of fabric responsible for the formation of those distinctive pleats of the Neapolitan jacket and called “repecchie” in the local jargon. The result is a sleeve defined as “manica a mappina”, that can accompany daily gestures. For more formal-looking jackets, the natural shoulder of the Neapolitan jacket is accompanied by a “rollino” (a little roll of padding). Further peculiarities of the Neapolitan jacket are the unusual and rounded shape of the so-called “pignata” patch pocket and the “boat-shaped” breast pocket that flips upwards. The buttons of the sleeves overlap slightly, and, for this reason, they are called “kissed buttons”.

Turning to the shape with which a Neapolitan jacket is presented, this is commonly a two-button single-breasted jacket, with very wide peak lapel and with two side pences, or “riprese”, that extend to the bottom of the jacket. Typical of the Neapolitan tailoring is the so-called three-roll-two (“tre bottoni stirato a due”) construction for the single-breasted jacket, which has a hand-rolled lapel, which makes it possible to see only the two lower buttons, with the first, therefore, hidden and whose corresponding buttonhole mounted upside down, that is the final touch of a tailored garment in which nothing is left to chance.

From what has been said, it emerges the profile of an extremely well-kept jacket from the processing technique and the search for details point of view, and which, by harmoniously pandering the body movements, gives, at the same time, an elegant and relaxed appearance. Therefore, the Neapolitan jacket is well suited to be the complement of a suit that should not be worn in too formal contexts, giving its best when made with fabrics such as linen, solaro or gabardine.

Ultimately, the Neapolitan jacket can be considered a condensation of tradition, genuine passion, and craftsmanship, whose details are the letters of a tailored language that is coded based on a unique lifestyle, which reflects the Neapolitan essence.

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