Chapter 4: Rolando de Bellis, una giornata all’ippodromo

Polo shirtSettembre 1931. Il fine settimana capitolino, con la sua brezza di fine estate richiamava da ogni parte d’Italia nobili e gentildonne, signori e non signori da ogni angolo della nazione per assistere a quello che era diventato l’astro nascente della mondanità:  le partite di polo, lo sport dei guerrieri e dei re, che d’un balzo avevano attraversato le piane mesopotamiche e le corti dei maharaja per giungere sulle sponde del Tamigi e del Tevere. Un gioco febbrile, che aveva investito l’Occidente con il suo carattere di emozionante spettacolarità. Contesto ideale, assieme alle corse al trotto e al galoppo, dove concludere affari all’ora del tè, respirare il sapore dell’elite aristocratica e dei Polo Club che si insediavano nella capitale su modello inglese dell’esclusivo Hurlingham club, o semplicemente, per porgere il braccio alle signore impegnate a sfoggiare abiti da cocktail e sontuosi cappelli, nonché gioielli e diamanti la cui luminosità sembrava potesse rifrangere per sempre il ricordo di una guerra ormai lontana.

Quel pomeriggio di fine estate, un suono morbido, lento e travolgente proveniva dalla finestra del Palazzo di Via Alessandrina, antistante alla scala Regia del Bernini e la fontana dei Delfini in Piazza Pia; quel suono era infiammato dalle dita di Rolando de Bellis, spirito eletto dedito all’arte e alla bellezza, immerso nell’esercizio musicale supremo a ricreare quel Chiaro di Luna di Debussy a lui tanto caro, andava dissolvendosi magnificamente con la sua dolce melanconia. Rolando ripose lo spartito; con la solita aria disinvolta arricciò le maniche della vestaglia in seta e vuotò le ultime gocce di quel cognac ambrato sul tavolo solitario. Egli era solito recarsi all’ippodromo durante il fine settimana; da quando apprese la nobile arte dell’equitazione, amava godere di quei momenti, in cui la fusione magnifica tra sport ed eleganza raggiungeva l’apice del piacere.  Avvolse il colletto molle della camicia con una delle sua cravatte regimental preferite, onorando di un delicato accento il blazer doppiopetto marrone scuro dalle spalle morbide e il bavero importante. Le maniche, ben sagomate, lasciavano scorgere due paia di gemelli smaltati con rubini rossi. Pantaloni beige ben sostenuti da un paio di bretelle di fattura inglese, cadevano senza esitare su paio di derby bicolore in vitello. Un puro sussulto di armonia che culminava nell’innocenza di un fazzoletto in lino batista.Corse al trotto_Ippodromo di Villa Glori

Salì sull’autovettura che lo attendeva in strada, un’Isotta-Fraschini Convertible Coupe del ’28, e si diresse verso le pendici dei Monti Parioli, divenuti quartier generale del nuovo regime politico e della classe borghese. Attraversò una traversa di via Flaminia e a un tratto, d’innanzi a lui, si ergeva, sotto gli occhi del Ponte Milvio, l’ippodromo di Villa Glori, il magnifico campo per le corse al trotto, nel quale da qualche tempo vi si tenevano anche le partite di polo. Le vetture numerose si accalcavano verso l’ingresso, lo sfoggio della più celebri carrozzerie del momento; Alfa Romeo super sport, Rolls-Royce e Bugatti a profusione. Rolando sfilò i guanti da guida e si affrettò a entrare, adorava quei particolari momenti prima dell’inizio della partita, distillati di una magica atmosfera tutta all’inglese. Nelle retrovie del campo, rivolse tutta la sua attenzione agli stallieri, con i loro pantaloni alla zuava, i gilet multicolore e gli stivali immersi nel fango, intenti a strigliare con amore i cavalli e coprirli con le gualdrappe; altri controllavano la sella e conducevano i cavalli verso la pista tenendoli per le briglie. All’interno dell’ellissi alcuni cavalieri si cimentavano con qualche colpo di stecca. Attimi d’ineguagliabile perdizione in cui smarrire il senso dei minuti. Nel frattempo le tribune erano prese d’assalto; al centro spiccava il padiglioncino delle autorità, ricavato in una nicchia sulla quale era esposta un’aquila, destinato alle teste coronare, politici di spicco e jet set internazionale, sede di complotti e gossip da prima pagina. Rolando de Bellis si era riservato un posto tranquillo tra le signore, un gradino più in basso, per assaporare con discrezione ogni fase del torneo di polo. In quel momento, irruppe il megafono che annunciava l’inizio della partita; dal tabellone si potevano scorgere le squadre in gioco. Da una piccola tribuna l’arbitro suonò la campanella d’inizio: otto cavalieri armati di caschi e stecche di bambù al galoppo sfreccianti, all’inseguimento di una minuscola pallina di legno, per far segno tra i due paletti preposti ai lati del lungo campo da gioco. Abbandonate le scomode camicie di un tempo, con colli alti e svolazzanti, andavano diffondendosi le tipiche botton-down shirt, con colori diversi a strisce diagonali, il cui numero posteriore indicava la posizione dei giocatori in campo. La perfezione dei movimenti, le marcate turbinose, gli inseguimenti e le offensive sulle fasce in sella ai migliori cavalli di razza, piccoli e maneggevoli, agli occhi di Rolando ricordavano l’assalto di un reggimento di cavalleria leggera durante la battaglia. Il movimento della stecca, dall’alto verso il basso vibrava nell’aria come la sciabola nelle mani del guerriero. Il pensiero alle grandi armate del passato, da Annibale al Grande Gustavo di Svezia e Napoleone, ricordando con malinconia quei racconti perduti degli ufficiali inglesi di ritorno dalle colonie orientali ai tempi della Regina Vittoria. Rolando de Bellis s’immergeva, estasiato, in quell’intricante destrezza cavalleresca, ritmata da abilità d’azione e ardita strategia. Tra un chukker e l’altro, sbirciava nelle retrovie della tribuna, avvolgendo, con il fumo delle sue immancabili sigarette francesi, le signorine che lo sovrastavano. Egli aveva quel particolare gusto del sofisticato che calza come un guanto, l’essenza dell’eleganza nell’atteggiamento e nello spirito. Colpi di scena e adrenalina scandivano gli ultimi minuti dei quattro tempi, seguendo l’impeto dei cavalli addestrati a marcarsi a vicenda. La pallina roteava senza sosta sul verde dell’erba, travolta a grandi falcate verso il goal finale. Il gonfalone bianco si innalzava fiero sul pennone, mentre il sole faceva capolino tra le lussuose ville dei Parioli, tingendo di porpora il cielo sull’ippodromo di Villa Glori.

Alcune foto ed il video presenti nel racconto sono a cura dell’Istituto Luce

I capitoli precedenti:

Rolando de Bellis: Ritratto di un Dandy

Rolando de Bellis: Dandy su misura

Rolando de Bellis: il cerimoniale della toilette


September 1931. The Roman weekend, with its breezes of late summer drew from every part of Italy noblemen and ladies, gentlemen and not gentlemen from every corner of the nation to attend what had become the rising star of high society: the polo matches, the sport of warriors and kings, that a leap had crossed the plains of Mesopotamia and the courts of the maharajas in order to reach on the Thames and the Tiber rivers. A feverish game, which had invested the West with its character of exciting spectacle. ideal context, together with trotting and galloping, where doing business at tea time, breathe the aristocratic elite and Polo Clubs flavor that were born in the capital in the English model of the exclusive Hurlingham Club, or simply to extend the arm to the ladies committed to show off cocktail dresses and sumptuous hats, as well as jewelry and diamonds whose brightness could refract seemed forever the memory of a now far war.

That late summer afternoon, a soft sound, slow and overwhelming came from the window of the Palace of Via Alessandrina, in front of the Scala Regia of Bernini and the Fontana dei Delfini in Piazza Pia; that sound was inflamed by the fingers of Rolando de Bellis, Spirit elect devoted to art and beauty, immersed in the exercise supreme music to recreate that Clair de Lune of Debussy so dear to him, was beautifully dissolving with his sweet melancholy. Rolando tucked the score; with his usual nonchalant air curled the sleeves of his silk gown and drank the last drops of the amber cognac, alone on the table. He used to go to the racetrack on weekends; since he learned the noble art of riding, he loved enjoy those moments, in which the magnificent fusion of sport and elegance reached the pinnacle of pleasure. He wrapped the soft collar of his shirt with one of his favorite regimental ties, honoring of a delicate accent the dark brown double-breasted blazer with soft shoulders and important lapel. The sleeves, well shaped, leaving out two pairs of enamelled twins with red rubies. Beige trousers well supported by a pair of English manufacture suspenders, falling down, without hesitation, on a pair of two-tone calf derby. A pure harmony impulse, that culminated in the innocence of a linen batiste pocketsquare.Giocatori di polo in azione sul campo dell'ippodromo di Villa Glori

He climbed on the car that was waiting for him in the street, an Isotta-Fraschini Convertible Coupe ’28, and headed for the slopes of the Monti Parioli, which have become the headquarters of the new political class and bourgeois regime. He crossed a side street of Via Flaminia and suddenly, in front of him, stood, under the eyes of the Ponte Milvio, the hippodrome of Villa Glori, the magnificent camp for trotting races, where since a few time there were also held the polo matches. Numerous cars crowded toward the entrance, the ostentation of the most famous cars of the moment; a profusion of Alfa Romeo super sport, Rolls-Royce and Bugatti. Rolando slipped off his driving gloves and hurried to come in, he loved those particular moments before the game, distillates of a magical throughout English atmosphere. In the rear of the camp, he turned all his attention to the stablemen, with their breeches, multicoloured waistcoats and boots dipped in mud, intent on grooming the horses with love and cover them with trappings; other controlled the saddle and led the horses to the track keeping them for the reins. Within the ellipse a few riders tried their hands with some stroke of the cues. Moments of unparalleled destruction in which losing the sense of minutes. Meanwhile the stands were taken by assault; in the center stood a little pavilion of the authorities, set in a niche on which was displayed an eagle, destined to crown heads, leading politicians and the international jet set, a site of plots and gossip from the front page. Rolando de Bellis had reserved a quiet place among the ladies, a step lower, to taste discreetly every stage of the polo tournament. At that moment, the megaphone announced the start of the match; from the board could see the teams in the game. From a small grandstand, the referee sounded the starting bell: eight horsemen armed with helmets and bamboo slats fast galloping, to the pursuit of a tiny wooden ball, to give sign between the two poles placed at the sides of long playing camp. Abandoned the uncomfortable shirts of the past, with high and fluttering collars, were spreading the typical button-down shirt, with different colours in diagonal stripes, whose rear number indicated the position of the players. The perfection of the movements, the swirling marked, chases and offensive on the wings in saddle of the best horses, small and handy, to Rolando’s eyes reminded the assault of a light cavalry regiment during the battle. The thought of the great armies of the past, by Hannibal the Great Gustav of Sweden and Napoleon, remembering wistfully the lost stories of the British officers returning from the eastern colonies at the time of Queen Victoria. Rolando de Bellis immersed himself, entranced, in that fascinating chivalrous dexterity, marked by skill action and daring strategy. Between a chukker and the other, he peered at the back of the grandstand, wrapping, with the smoke of his unfailing French cigarettes, the young ladies above him. He had that particular taste of sophisticated that fits like a glove, the essence of elegance in the attitude and spirit. Twists and adrenaline rush chanted the last few minutes of the four times, following the impulse of the horses trained to markers each other. The ball rolled relentlessly on green grass, overwhelmed with great gallops, towards the final goal. The white banner towered proudly on the flagpole, as the sun set among the luxury villas of Parioli, tinged with purple colour the sky above the hippodrome of Villa Glori.

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Rolando de Bellis: Ritratto di un Dandy

Rolando de Bellis: Dandy su misura

Rolando de Bellis: il cerimoniale della toilette

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