Ritrovo al Caffè Florian

Caffè FlorianVenezia. Piazza San Marco. Sotto gli infiniti portici delle Procuratie Nuove, la gente affolla i numerosi tavoli del Caffè Florian da tempo immemore, oltre tre secoli di affascinanti storie che si avvicendano tra le sue raffinate salette rivestite di specchi e figure allegoriche. Il Florian non è solo il caffè più antico e longevo d’Italia, è il più carico di storia e di fascino, animato da quello spirito unico e misterioso che caratterizza la “città Anadiomene”. Una vitalità dionisiaca e carnevalesca si fonde nei suoni e nei colori di questa bottega da caffè divenuta nei secoli il salotto del mondo.

Nonostante lo scorrere del tempo, il Florian è ancora lì, indenne ai grandi cambiamenti della storia e alle estenuanti Sala delle Stagioni guerre che lo hanno investito, avvolto da un sortilegio magico in grado di proiettare la mente verso giorni lontani. Visioni poetiche, quasi oniriche e talvolta malinconiche, di danze in maschera, vesti sfarzose ed eleganti, amori e passioni macchiate dal sangue, imprese eroiche e conversazioni erudite, si riavvolgono come una pellicola cinematografica sino al lontano 1720; era il 29 Dicembre quando Floriano Francesconi apriva le porte del Florian sotto il nome Alla Venezia Trionfante. Quel giorno gioiva il Carnevale. Da allora, le splendide vetrate che affacciano sulla Piazza grande e solenne, mostrano il cuore della tradizione veneziana e delle sue più graziose maschere.

Entrare al Caffè Florian significa affondare i piedi in un mito senza tempo, di cui, spesso, sono ignare le origini e le cause. Eppure sono proprio lì, tra le sue sale odorose di caffè e infusi orientali; tra le ghirlande floreali della Sala Liberty e le lunghe vesti che avvolgono le donne delle Quattro Stagioni; tra gli sguardi dei più gloriosi veneziani che tappezzano la Sala degli Uomini Illustri; sui tavoli di marmo nella Sala del Senato, un tempo, riservata ai più alti ranghi della cultura e della politica. In quella stessa sala, sotto gli occhi dell’Angelo Illuminato di Giacomo Casa, fu concepita la Biennale di Venezia, alla quale rese omaggio Gabriele d’Annunzio, nel 1895, con il suo celebre discorso di chiusura nel Ridotto del Teatro la Fenice, L’Allegoria dell’Autunno. Congiunte da porte aperte, queste preziose scatoline creano l’illusione di un labirinto di fregi e broccati, da cui è possibile intravedere le meraviglie dei saloni accanto. Immagini esotiche e cornici dorate prendono vita nelle due sale dedicate all’Oriente. Il poeta francese Henri de Régnier rimase estasiato dal famoso Cinese di Antonio Pascutti, tanto da rendere l’incontro al Florian un rituale irrinunciabile.

Si annuncia il crepuscolo, l’ora del cinese si avvicina. Già siamo seduti ai suoi piedi. Sotto il suo sguardo ironico la conversazione perde il tono serio e si fa confidenziale … Com’è possibile essere altrove se qui si sta così bene?

Henri de Régnier

Sotto le arcate del Florian riecheggiano ancora le parole degli illustri frequentatori che discorrevano sui divanetti in velluto rosso sorseggiando caffè e rosolio; pittori e studiosi d’arte, diplomatici e aristocratici, patrioti e cospiratori italiani, visionari romantici e stravaganti. Casanova vi corteggiava le affascinanti dame che qui solo avevano accesso e Goldoni ideava “La bottega del Caffè” tra le note inebrianti della nota bevanda nera. Quando la “Gazzetta Veneta” di Gasparo Gozzi s’insediò sui tavoli del Florian, il suo successo crebbe smisuratamente e, per mano del maestro d’arte Cadorin, a metà dell’Ottocento, il Florian divenne il gioiello d’Europa. Era un luogo di meditazione e di dibattiti culturali; fragoroso di notte e accogliente di giorno.

Il Florian è una Borsa, un foyer di teatro, una sala di lettura, un club, un confessionale, ed è così adatto al disbrigo di tutti gli affari giornalieri che le mogli veneziane non sanno nulla di quello che fanno i loro mariti, i quali vanno in questo caffè anche solo per scrivere una lettera

Honoré de Balzac

Con il fiorire della Belle Époque il Florian s’immerse nell’atmosfera tipica del caffè letterario, vi si oziava piacevolmente e, un essere su tutti, vi trovava un particolare stato di pace e d’incitazione intellettuale; lo scrittore, che trascorreva molte ore a crear parola tra i silenziosi affreschi e il legno pregiato dei soffitti, annerito delle tante sigarette che fumigavano nel locale; famose quelle di George Sand, che qui attendeva l’amante Alfred de Musset. L’irresistibile fascino di Venezia incantò anche l’avventuriero, e amante insaziabile, Lord Byron, che vi fece tappa durante il suo pellegrinaggio europeo. Era solito fare colazione al Florian, in compagnia dello scrittore Henry James. Venezia era per lui una città pullulante d’istinti sessuali; si lasciò sedurre dalla sua Bellezza, affondando i piaceri nella lussuria e nelle fervide passioni con la Contessa Guiccioli. Tutti erano desiderosi di visitare il Caffè Florian e di far sapere al mondo di esservi stati, così da poter accedere in quel circolo salottiero ed esclusivo che si era insediato nella Venezia di fin de siècle.Sala orientale

Madame de La Baume dimorava in uno dei più affascinanti e funesti tra i palazzi veneziani, Ca’ Dario, paragonabile ad “una cortigiana decrepita, inclinata sotto il peso dei suoi monili”. Ella si circondava di uno stretto cenacolo di intellettuali e personaggi di spicco nei vari soggiorni autunnali, tra cui l’artista Mariano Fortuny e il principe Fritz Hohenlohe, i quali davano risalto alla città lagunare e alle serate fosche trascorse al Caffè Florian. Il Palazzo Venier dei Leoni ospitava l’istrionica Marchesa Luisa Casati, la si vedeva spesso nei i salottini del Florian in compagnia del  poeta del vivere inimitabile, Gabriele d’Annunzio; anche lui si gettò tra le “braccia di marmo e le mille cinture verdi” della laguna. Fu per lui un’esperienza ricca di emozioni e di sensazioni ignote, che diedero a Venezia un nuovo volto, pulsante di vita e di possente folgore, lontano dalla Venezia funebre e decadente di Percy Shelley, Hippolyte Taine e Maurice Barrès. Vagava incessantemente tra i meravigliosi palazzi della laguna; il Giardino dell’Eden alla Giudecca, il Palazzo Ducale, il Casino degli Spiriti alla Misericordia e la celebre “Casetta Rossa”, sua abitazione negli anni della Grande Guerra e spesso luogo d’incontro con la “Divina”, Eleonora Duse. La sera, al Florian, era circondato da ammiratori e uomini d’intelletto, tra cui lo stesso sindaco di Venezia e tanti altri letterati che ne veneravano l’alto ingegno.

Trascorrevamo quasi tutte le nostre serate in Piazza San Marco, al Caffè Florian, dove d’Annunzio aveva appuntamento con  varie persone di sua conoscenza, quasi tutti giovani che si occupavano di arte e letteratura e, di sera in sera, il numero di questi amici aumentava. L’ultima sera ce n’erano almeno quindici o venti, che formavano una piccola corte intorno all’uomo già celebre. Queste sedute si prolungavano fino a mezzanotte e oltre.

Hérelle G.,  Notolette dannunziane

Dagli sfarzi settecenteschi alla mondanità nei giorni della Dolce Vita, la lista dei grandi nomi che passarono dal Florian potrebbe seguitare all’infinito; Canova, Parini, Pellico, Tommaseo e Manin, Proust, Wagner e molti altri ancora; divisi dal tempo, ma, che sommandosi tra loro, donano una visione di Venezia deliziosa ed enigmatica. Su quel terreno fertile di Bellezza e di Arte, il Caffè Florian germogliò incessantemente fino oggi. Il Quartetto Veneziano continua a intrattenere le nuvole di turisti che brulicano al Florian. Ciò che resta di quelle dolci atmosfere passate sono i ricordi delle tazzine vuote, dei sigari spenti e dello spirito che quei volti noti hanno lasciato all’uscita del Caffè Florian, che è, come scrisse il tedesco Karl Hernold,

il più bel ritrovo di Piazza San Marco, il più bel luogo del mondo.


Insegna_Caffè_Florian

Venice. Piazza San Marco. Under the endless arcades of the Procuratie Nuove, people flock to the many tables of the Caffè Florian from immemorial time, over three centuries of fascinating stories that alternate between its refined lounges lined with mirrors and allegorical figures. Florian is not only the oldest cafe in Italy, is the most rich in history and charm, animated by the spirit that characterizes the unique and mysterious “Anadiomene City“. Dionysian and carnival vitality blends in the sounds and colors of this coffee shop, that has become over the centuries the world’s living room. Despite the passage of time, the Florian is still there, unharmed to the great changes of history and exhausting wars that have invested it, wrapped by a magic spell that can project the mind to distant days. Poetic visions, almost dreamlike and sometimes melancholic, of masked dances, pretty and elegant dresses, loves and passions stained with blood, heroic deeds and erudite conversation, recoil like a film into the distant 1720; It was 29 December  when Floriano Francesconi opened the doors of Florian under the name “Alla Venezia Trionfante” (Venice the Triumphant).Clark Gable at the Caffè Florian That day rejoiced the Carnival. Since then, the beautiful stained glass windows that overlook at the great and solemn square, showing the heart of the Venetian tradition and its prettiest masks.

Enter at the Caffè Florian means sink your toes in a timeless legend, which are, often, unaware the origins and causes. Yet they are right there, in his rooms smelling of coffee and Oriental infusions; among the floral garlands of “Sala Liberty” (Liberty Hall) and the dresses that wrap women of the Four Seasons; from the looks of the most glorious Venetian that cover the “Sala degli Uomini Illustri” (Hall of the Illustrious Men); in the marble tables in the “Sala del Senato” (Senate Hall), once, reserved for the highest ranks of the culture and politics. In that same room, under the eyes of the Illuminated Angel of Giacomo Casa, was conceived the Venice Biennale, which paid tribute Gabriele d’Annunzio, in 1895, with his famous closing speech at the foyer of La Fenice Opera House, “L’Allegoria dell’Autunno” (Allegory of Autumn). Joint to open doors, these precious boxes create the illusion of a labyrinth of friezes and brocades, from which you can catch a glimpse of the wonders of the next lounges. Exotic images and golden frames come alive into the two rooms dedicated to the Orient. The French poet Henri de Régnier was enraptured by the famous Chinese of Antonio Pascutti, enough to make the meeting at Florian an essential ritual.

The twilight is announced, the time of the Chinese is approaching. We are already sitting at his feet. Under his ironic glance the conversation loses the serious tone and becomes confidential … How could one be anywhere other than here, where the mere act of existing is so agreeable.

Henri de Régnier

Under the arches of Florian still resound the words of the distinguished visitors who were talking on red velvet sofas while sipping coffee and rosolio; painters and art historians, diplomats and aristocrats, Italian conspirators and patriots, romantic and whimsical visionaries. Casanova there courting the charming ladies who, here, had only access and Goldoni created “La Bottega del Caffè” between the notes of intoxicating known black drink. When the “Gazzetta Veneta” of Gasparo Gozzi was installed on the tables of Florian, his success grew enormously and, by the hand of the master artist Cadorin, in the mid-nineteenth century, Florian became the jewel of Europe. It was a place of meditation and cultural debates; loud at the night and cozy during the day.

Florian is a stock, a foyer of the theater, a reading room, a club, a confessional, and is well suited to the processing of all the daily business that the Venetian wives know nothing about what they do their husbands, who go to this cafe just to write a letter.

Honoré de Balzac

17323_10153494246752318_1697239869870834108_nWith the flourishing of the Belle Époque, the Florian immersed himself in the atmosphere typical of the literary cafe, there lazing nicely and, an individual of all, here found a particular state of peace and intellectual incitement; the writer, who spent many hours to make word among the silent paintings and fine wood ceilings, blackened by the many cigarettes into the room; are famous those of George Sand, who was waiting here the lover Alfred de Musset. The irresistible beauty of Venice even charmed the adventurer, and insatiable lover, Lord Byron, who made here a stop during his European pilgrimage. It used to have breakfast at Florian, in the company of the writer Henry James. Venice was for him a city teeming of sexual instincts; He let seduced by its beauty, sinking the pleasures in lust and fervent passions with the Countess Guiccioli. All were eager to visit Caffè Florian and let the world know that they where there, so that can have access in the drawing-room and exclusive circle that had settled in Venice of fin de siècle.Sala Cinese

Madame de La Baume lived in one of the most fascinating and deadly among the palaces of Venice, Ca ‘Dario, comparable to “a decrepit courtesan, tilted under the weight of her jewelry.” She surrounded herself with a close coterie of intellectuals and prominent personalities in the various autumn stays, including the artist Mariano Fortuny and Prince Fritz Hohenlohe, which gave prominence to the lagoon city and gloomy evenings spent at Caffè Florian. The Palazzo Venier dei Leoni housed the histrionic Marchesa Luisa Casati, she was seen frequently in the lounges of Florian in company of the poet of “vivere inimitabile” (inimitable life), Gabriele d’Annunzio; he flung himself into the “marble arms and the many green belts” of the lagoon. It was for him an experience rich of emotions and sensations unknown, who gave a new face to Venice, full of life and powerful light, away from decadent and funeral Venice of Percy Shelley, Hippolyte Taine and Maurice Barrès. He wandered incessantly between the beautiful palaces of the lagoon; the “Giardino dell’Eden alla Giudecca” (Garden of Eden on the Giudecca), the “Palazzo Ducale” (Ducal Palace), the “Casino degli Spiriti alla Misericordia” (Casino of the Spirits) and the famous “Casetta Rossa” (Red Lodge), his home during the Great War and often a meeting place with the “Divine”, Eleonora Duse. In the evening, at Florian, was surrounded by admirers and intellect men, including Venice mayor and many other writers who worshiped his high genius.

We spent most of our evenings in Piazza San Marco, at Cafe Florian, where d’Annunzio had an appointment with various people that he knew, almost all young people who took care of art and literature and, from night to night, the number of these friends grew. On the last night there were at least fifteen or twenty, who formed a small court around the man already famous. These sessions were extended until midnight and and beyond.

G. Hérelle, Notolette dannunziane

Since the eighteenth century splendor to the worldliness in the days of Dolce Vita, the list of great names that passed by Florian could continue endlessly; Canova, Parini, Pellico, Tommaseo and Manin, Proust, Wagner and many others; divided by time, but, added together, give a delicious and enigmatic vision of Venice. On that fruitful ground of Beauty and Art, Caffè Florian sprang incessantly until today. The Venetian Quartet continues to entertain the clouds of tourists that swarming at Florian. What is left of those sweet atmosphere of the past are the memories of empty cups, off cigars and the spirit that those familiar faces have left the exit of Caffè Florian, that is, as wrote the German Karl Hernold,

the most beautiful meeting place of Piazza San Marco, the most beautiful place in the world.

4 Replies to “Ritrovo al Caffè Florian”

  1. Traspare il grande amore che la scrittrice nutre per questo incantevole posto . L’eleganza di stile e di sintassi è e palpabile in ogni singola parola.
    Sublime ogni singolo paragrafo. L’eleganza del caffè Florian ha trovato , qui, la sua quintessenza.

  2. Un’affascinante lettura storica che porta lontano nel tempo, un susseguirsi di nomi e di volti che hanno fatto la storia della letteratura, dell’arte e della cultura italiana e mondiale. Il caffè Florian è ancora lì, testimone del passato, del presente e del futuro.

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