Rolando de Bellis: Dandy su misura

J.C. Leyendecker

O si è un’opera d’arte o la si indossa.

La Disciplina del Dandy

Rolando de Bellis, un’anima proiettata alla dorata bellezza, non era solo un’opera d’arte, ma coronava la superiorità estetica del suo spirito attraverso l’espressione più esteriore di sé, con squisiti abiti realizzati dalle sartorie più pregiate della città capitolina. Abiti che non avevano alcuno scopo o motivo lavorativo, se non di configurare armoniosamente il suo profilo esteriore come simbolo di vita tramutata in decorazione. Rolando era esperto di stoffe e di fogge. Al semplice tatto ne riconosceva la qualità e la provenienza. In particolare una sartoria gli era molto cara, quella di Dante Lannutti, giovane sarto dal gusto estremamente raffinato, artista del tessuto e creatore di cose belle, in cui l’eleganza rivelava la sua affascinante complessità.

Rolando de Bellis era divenuto l’Arbiter Elegantiae del bel mondo romano. Racchiudeva in sé l’eleganza di tutte le eleganze, dolce e maestosa, dal sapore solenne e delicato, un affascinante segreto mai rivelato e incomprensibile ad occhio umano. Aveva la grazia di Prassitele, ma non si sapeva molto dei suoi titoli nobiliari, di cui non faceva mai parola.

Era una calda domenica di fine maggio ed era un giorno particolarmente importante per Rolando de Bellis. Quella mattina indossava la sua vestaglia in velluto di seta rossa damascata, mentre si apprestava nella sua toilette mattutina. L’Estate era alle porte e il suo completo in lino irlandese stava per essere ultimato. Aveva commissionato al suo sarto di fiducia un completo tre pezzi, di splendido avorio; una giacca due bottoni con gilet doppiopetto dolcemente sciallato. Per Rolando la sartoria era un luogo sacro; come il cattolico, che la domenica si reca alla Santa Messa, egli, fedele al suo credo estetico, stava per recarsi dal sarto.J.C. Leyendecker

La sua passione e ricercatezza per la perfezione assoluta della forma lo portava a frequentare i migliori sarti, calzolai, camiciai e profumieri della città. Aveva un amore accorato per i suoi papillon e cravatte, simboli della più dolce ed essenziale inutilità; inutilità a cui lui stesso apparteneva. Ne possedeva di svariate fogge, tagliati su misura secondo sue precise indicazioni. Tutti custoditi gelosamente in una teca di legno pregiato assieme ad una custodia di cuoio in cui adagiava i suoi tanti colletti inamidati. Un cofanetto di lapislazzuli e oro cesellato, proveniente dalla corte inglese di Enrico VIII, conteneva le sue preziose spille da cravatte e gemelli di pietre dure. Un’accuratezza che si spingeva sin nella biancheria intima; calze di seta e vesti delicate erano racchiuse in una cassettiera napoletana di bois de violette e bois de rose, profumate con chiodi di garofano.

Il suono delle campane nel vicino rione Trevi accompagnava Rolando lungo i vicoli di Corso Umberto, tra le dimore gentilizie, si giungeva a una palazzina barocca. All’ultimo piano vi era la sartoria del Signor Dante Lannutti, abile couturier capace di conferire bellezza anche al più insigne ritaglio di stoffa. Dopo aver percorso la scalinata di marmo bianco, si apriva una porta con una piccolissima incisione sul fondo, Estro. Subito il profumo della stoffa si fece inebriante. L’atmosfera nella sartoria era avvolgente e silenziosa, cosparsa di tappezzerie orientali e quadri preraffaelliti. Tutto era curato nei minimi dettagli, un piccolo scrigno in cui l’unico comandamento era l’Art puor l’Art. Sul manichino una camicia bianca e giacca corta da sera attendevano pazientemente le asole. Sul tavolo da lavoro una nuova stoffa color grano attirò l’attenzione di Rolando, aveva una particolare trama a spina di pesce dai riflessi rosso mattone.

Con molta spontaneità gestuale il Signor Dante predisponeva il ferro da stiro e una mezzaluna di legno per la stiratura finale, grazie alla quale l’abito avrebbe trovato la sua massima espressione di forma e luminosità. Estasiato Rolando infilò quella giacca appena ultimata. Le forme del petto erano pienamente scolpite grazie alla tela e il bavero a lancia abbracciava l’ampiezza del torace. Con abili mani sulle spalle e l’occhio di un impeccabile scrutatore, Dante controllava gli appiombi della giacca. Il giovane Rolando allo specchio scorse in quell’attimo la rarità e il pregio di quegli abiti cuciti a mano. Una cornice meravigliosa su un’armoniosa un’opera d’arte. Gli ideali di Rolando erano tagliati in quegli abiti.

La maestria di Dante Lannutti tornava ai suoi aghi e Rolando si concedeva ancora qualche attimo immerso in quella dolce atmosfera di poesie e bellezza. Accese la sua pipa di radica rossa e si mise a guardare dalla finestra la frenesia di un mondo che si officiava sempre più al culto della merce, contratto dal morbo contagioso della moda con l’apertura dei Grandi Magazzini. Rolando viveva in un mondo dal quale non era affatto condizionato, ma del quale non sentiva nulla a sé estraneo.

Come l’Arte, Rolando de Bellis non esprime altro che se stesso. Con gli occhi distanti dalle ombre del conformismo, rivela sempre la sua perfetta intonazione.


Bespoke passion

One should either be a work of art, or wear a work of art.

The Discipline of Dandy

Rolando de Bellis, a soul projected to golden beauty, was not only a work of art, but crowned the aesthetic superiority of the spirit through the outward expression of self, with exquisite dresses made by the finest tailors of the Roman city. Clothes that had not any purpose or business reason, but to configure harmoniously its outer profile as a symbol of life turned into decoration. Rolando was expert in fabrics and styles. At the simple touch he recognized the quality and origin. In particular, a tailoring was very dear to him, that of Dante Lannutti, young tailor with extremely refined taste, artist of the fabric and creator of beautiful things, where elegance revealed his fascinating complexity.

Rolando de Bellis had become the Arbiter Elegantiae of the beautiful Roman world. He contained in itself the elegance of all the elegance, sweet and majestic, with solemn and delicate taste, a fascinating secret never revealed and incomprehensible to the human eye. He had the grace of Praxiteles, but not much was known of his nobles titles, of which didn’t never a word.

Was a hot Sunday of late May and was a particularly important day for Rolando de Bellis. That morning wearing his silk velvet red damasked dressing gown, as he prepared for his morning toilet. The summer was coming and his Irish linen suit was about to be completed. He commissioned his trusted tailor a three-piece suit, in beautiful ivory; a two-button jacket with double-breasted vest with gently shawl collar. For Rolando tailoring was a sacred place; like the Catholic who goes to Mass on Sundays, he, true to his aesthetic creed, was about to go to the tailor.J.C. Leyendecker

His passion and refinement for the absolute perfection of the form led him to attend the best tailors, shoemakers, shirt makers and perfumers of the city. He had a heartfelt love for his bow ties and ties, symbols of the sweetest and essential uselessness; uselessness to which he himself belonged. He possessed of various forms, tailored to his own specifications. All jealously guarded in a reliquary of precious wood with a leather case in which he reclined her many stiff collars. A case of lapis lazuli and gold chiseled, from the English court of Henry VIII, contained his precious neckties pins and cufflinks of precious stones. Accuracy that went until his underwear; silk stockings and delicate garments were enclosed in a Neapolitan chest of bois de violette and bois de rose, scented with cloves.

The sound of the bells in the nearby Trevi district accompanied Rolando along the alleys of Corso Umberto, among the aristocratic palaces, you came to a baroque building. On the top floor there was the tailoring of Mr. Dante Lannutti, skilled couturier able to give beauty even to the most trivial piece of fabric. After covering the white marble staircase, a door opened with a tiny incision on the bottom, Estrus. Soon the smell of the fabric became inebriating. The atmosphere in the tailoring was enveloping and silent, scattered with Oriental tapestries and Pre-Raphaelite paintings. Everything was studied in detail, a small chest in which the only commandment was the Art puor Art. On the mannequin a white shirt and short evening jacket patiently waited the buttonholes. On the work table a new wheat-colored fabric came to the attention of Rolando, he had a particular herringbone plot with brick red reflections.

With great gestural spontaneity Mr. Dante had predisposed the iron and a crescent of wood for the final ironing, thanks to which the suit would find its ultimate expression of shape and brightness. Entranced Rolando put that jacket just completed. The shapes of the chest were fully sculpted through the canvas and the peak lapels embraced the breadth of the chest. With skilled hands on the shoulders and the eye of a flawless searching, Dante controlled the aplomb of the jacket. The young Rolando at the mirror saw in that instant the rarity and value of a tailored suit. A gorgeous setting on a harmonious work of art. The ideals of Rolando were cut in those clothes. 

The mastery of Dante Lannutti returned to his needles and Rolando allowed a few moments still immersed in that sweet atmosphere of poetry and beauty. He switched his red briar pipe and started to look out of window the frenzy of a world that is increasingly officiated to the cult of the goods, contract by the contagious disease of fashion with the opening of Department Stores. Rolando lived in a world from which he was not conditioned, but which didn’t feel anything strange in itself.

As the Art, Rolando de Bellis doesn’t express anything but himself. With the eyes away from the shadows of conformism, he always reveals his perfect pitch.

5 Replies to “Rolando de Bellis: Dandy su misura”

  1. Bellissima continuazione di Rolando. Affascinante e passionevole da voler già poter leggere altro. Bravissima e bellissima la scrittrice sempre.

  2. Elegante, nel suo stile di raffinatezza , fa assaporare già il sapore di un bellissimo racconto da poterne gustare essenza e trama. Ammirevole Pia.

  3. Credo che sarà un bellissimo romanzo, di quelli da leggere appassionatamente. Per adesso ci gustiamo i bellissimi episodi. Adorabile sempre la scrittrice Pia.

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