Sartoria Mirici Cappa: la vera tradizione milanese

Trasferirsi da un paesino di 10.000 abitanti in provincia di Messina ad una grande città come Milano ed assorbirne tutte le tradizioni e le caratteristiche legate al proprio ambito professionale, denota, non solo una grande capacità di adattamento, ma soprattutto la caparbietà nel voler migliorare se stessi. Questa è la storia di Giuseppe (detto Pippo). Questa è la storia della Sartoria Mirici Cappa, una delle più antiche nella città meneghina.

Durante una passeggiata in attesa di un appuntamento all’interno del nostro Club in Porta Romana, ho raggiunto Pippo e sua figlia Angela nel loro atelier in Via Crocefisso, 8, uno dei salotti buoni della Milano elegante e qui, circondato da mobili e tessuti di pregio, ho ascoltato la storia di questo Maestro Sarto, classe 1950, con la passione per le Harley Davidson che ha vestito – tra gli altri – Berlusconi e grandi personaggi della politica estera.

Continuate a leggere e ne scoprirete delle belle.

Umberto Cataldo De Pace

Eleganza del Gusto: Da Tortorici a Milano! Ma lei voleva fare il falegname..

Pippo Mirici Cappa: Io ho sempre voluto fare il falegname, mi piaceva piantare chiodi! (ride, ndr) Ad ogni modo ero troppo scapestrato per crescere a bottega da un falegname e così ho iniziato ad apprezzare la quiete della sartoria. Ciò che mi ha sempre stimolato è stata la voglia di crescere e migliorarmi e già a 16 anni il paesino iniziò a starmi stretto; io ero intenzionato a spostarmi verso Palermo o Catania ma il mio Maestro dell’epoca mi spinse verso Milano, perché qui c’è sempre stata la grande sartoria italiana. Nel ’68, a 18 anni, decisi di partire.

EdG: Com’è stato l’arrivo a Milano?

PMC: Trasferirsi non è mai facile, all’epoca era ancora un po’ più difficile. I ragazzi che lavoravano con me in sartoria erano molto preparati e mi consigliarono di partire da zero, seguendo quello che era il loro metodo. Mi ricordo che la sera andavo da loro, in casa, a finire gli abiti che avevamo iniziato in bottega, non c’era tempo per andare al cinema. La sartoria è sacrificio e questa è una cosa che si dovrebbe far sempre presente alle nuove generazioni.

EdG: Lei pensa che i ragazzi, oggi, non siano disposti a lavorare sodo?

PMC: La maggior parte di quelli che son passati da qui, un minuto dopo le 17:00 erano già fuori dalla bottega. Non si può pensare di lavorare in sartoria con gli stessi ritmi di un ufficio. Anche l’immagine è importante: venire in jeans e felpa trasmette al cliente il tuo poco interesse nell’eleganza e nell’etichetta. Noi dobbiamo fungere da ispirazione per il cliente, la vera sartoria non è una fabbrica.

EdG: La vera sartoria..

PMC: Certo! Oggi mi capita di parlare con alcuni amici nel settore e questi mi dicono che hanno 25/30 dipendenti e lavorano nei capannoni. Può essere mai vera sartoria quella lì? Non giudico il prodotto – anche perché ce ne sono alcuni che realizzano capi degni di nota – ma la vera sartoria è un’altra cosa…

EdG: Anni di gavetta per poi approdare da Caraceni.

PMC: Anche da Caraceni si faceva gavetta, eccome… Io sono stato da entrambi: prima da Augusto e poi da Ferdinando. E mi onoro del rispetto e della stima reciproca che ancora oggi ho con le loro famiglie. Si lavorava tanto e sono stati il mio modello di ispirazione.

EdG: Nella sua linea si nota molto la scuola Caraceni.

PMC: È vero! Ferdinando un giorno mi disse “Pippo, non snaturare mai la vera sartoria!” e questa ancora oggi è la mia legge. Io faccio il doppiopetto come lo prevede la vera sartoria, tant’è che alcuni colleghi mi dicono “tu sei pazzo, ma chi te lo fa fare?”. È più forte di me, sono stato tirato su in questo modo e così deve essere. Poi, arrivare a realizzare gli abiti più importanti di personaggi come Berlusconi, penso non sia da tutti. Ed io voglio far fede a quello che mi è stato insegnato.

EdG: In quanti siete a lavorare oggi?

PMC: Escludendo mia figlia, che si occupa degli aspetti amministrativi, siamo io e mia moglie con altri due lavoranti. Più tre pantalonaie. È dura perché bisognerà valutare bene come dare continuità negli anni a venire.

EdG: Come riuscite a gestire la vostra clientela?

PMC: Di sicuro non siamo quel tipo di sartoria sempre con la valigia pronta, tanto in voga negli ultimi tempi. Il nostro target è molto elevato e tra i nostri clienti abbiamo l’onore di annoverare nomi molto importanti. Solitamente, che si tratti di italiani o stranieri, sono loro che vengono a trovarci e noi garantiamo un servizio esclusivo, concentrandoci su ognuno di loro singolarmente e dedicando tutto il tempo e le attenzioni delle quali necessitano.

EdG: Negli anni ci sono state delle richieste particolari da parte di qualche cliente più estroso?

PMC: A pensarci devo dire che sono stati e sono sempre tutti abbastanza sobri. Solo una volta, ad esempio, ci venne chiesto di realizzare un blazer con bottoni in oro pieno. Da allora abbiamo deciso di realizzare una nostra piccola collezione per i clienti più esigenti.

EdG: Cosa le piacerebbe realizzare per il futuro?

PMC: La mia è sempre stata una sartoria dedita molto più al lavoro che alla fama patinata. Ecco, se proprio devo scegliere, mi piacerebbe far conoscere un po’ di più la Sartoria Mirici Cappa nel mondo.

E noi de l’Eleganza del Gusto siamo qui per questo!


Moving from a village of 10,000 inhabitants in the province of Messina to a large city like Milan and absorbing all the traditions and characteristics related to their professional environment, denotes, not only a great ability to adapt, but above all the stubbornness in wanting to improve themselves . This is the story of Giuseppe (called Pippo). This is the story of the Sartoria Mirici Cappa, one of the oldest in Milan.

During a walk waiting for an appointment within our Club in Porta Romana, I joined Pippo and his daughter Angela in their atelier in Via Crocefisso, 8, one of the good salons of elegant Milan and here, surrounded by furniture and fabrics of fine, I listened to the story of this Master Tailor, born in 1950, with a passion for Harley Davidson who dressed – among others – Berlusconi and great figures in foreign politics.

Read on and you’ll discover some good ones.

Umberto Cataldo De Pace

Eleganza del Gusto: From Tortorici to Milan! But you wanted to be a carpenter..

Pippo Mirici Cappa: I always wanted to be a carpenter, I liked to plant nails! (laughs, ed) Anyway I was too dissolute to grow up as a carpenter and so I started to appreciate the quiet of the tailoring. What has always stimulated me was the desire to grow and improve and at the age of 16 the village started to be tight; I was intent on moving to Palermo or Catania but my Master at the time pushed me towards Milan, because here there has always been the great Italian tailoring. In 1968, at the age of 18, I decided to leave.

EdG: What was the arrival in Milan like?

PMC: Moving is never easy, at the time it was still a bit more difficult. The guys who worked with me in tailoring were very prepared and advised me to start from scratch, following their method. I remember that at night I went to their house, to finish the clothes we had started in the workshop, there was no time to go to the cinema. Tailoring is sacrifice and this is something that should always be present to new generations.

EdG: Do you think that young people today are not willing to work hard?

PMC: Most of those who passed by here, a minute after 5pm were already out of the workshop. You can’t think of working in tailoring with the same rhythms of an office. Even the image is important: coming in jeans and sweatshirt transmits to the customer your little interest in elegance and in the label. We must act as inspiration for the customer, the real tailoring is not a factory.

EdG: The REAL tailoring..

PMC: Sure! Today I talk to some friends in the industry and they tell me they have 25/30 employees and work in the sheds. Can that ever be real tailoring? I do not judge the product – also because there are some that make goods worthy of note – but the real tailoring is another thing…

EdG: Years of training and then landed at Caraceni.

PMC: In Caraceni, too, I worked myself, surely … I went to both: first to Augusto and then to Ferdinando. And I am honored by the respect and mutual esteem I still have with their families. We worked hard and they were my model of inspiration.

EdG: The Caraceni school is very noticeable in your style.

PMC: It’s true! One day Ferdinando told me “Pippo, never distort the real tailoring!” and this is still my law today. I do the double-breasted as the real tailoring provides, so much so that some colleagues tell me “you’re crazy, why do you do it?”. It’s stronger than me, I’ve been pulled up like this and so it has to be. Then, getting to make the most important clothes of characters like Berlusconi, I think it is not for everyone. And I want to show what I was taught.

EdG: How many are you in the tailoring?

PMC: Excluding my daughter, who takes care of the administrative aspects, it is me and my wife with two other workers. Plus three trousers makers. It is hard because it will be necessary to evaluate well how to give continuity in the years to come.

EdG: How do you manage your customers?

PMC: Certainly we are not that kind of tailoring always with the suitcase ready, so fashionable in recent times. Our target is very high and among our customers we have the honor of including very important names. Usually, whether they are Italians or foreigners, they come to visit us and we guarantee an exclusive service, concentrating on each of them individually and dedicating all the time and attention they need.

EdG: Over the years have there been any special requests from some more fancy customers?

PMC: Thinking about it I have to say that they have been and always are all quite sober. Only once, for example, we were asked to make a blazer with solid gold buttons. Since then we have decided to create our small collection for the most demanding customers.

EdG: What would you like to do for the future?

PMC: Mine has always been a tailoring much more devoted to work than to glossy fame. Here, if I really have to choose, I’d like to make the Sartoria Mirici Cappa a bit more known in the world.

And l’Eleganza del Gusto is here for this!

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