Le bretelle: Questione di appiombo

L’appiombo perfetto; nientemeno che la quinta essentia dell’abbigliamento maschile; elemento tanto ambito, quanto desiderato, come gli alchemici bramano di scoprire i segreti dell’etere. Un accostamento azzardato, ma in grado di spianare il sentiero verso un argomento che, nel suo insieme, rappresenta un vero e proprio postulato d’eleganza.

La locuzione, di origine francese, à plomb, raffigura la perfetta linearità verticale. Trascendendo dal gergo edile, nel contesto più elevato dell’eleganza maschile, descrive l’imperturbabile discesa dell’abito lunga la stessa verticale che domina la gravità dell’universo. Rivolgendo l’attenzione al pantalone, di buon grado se quest’ultimo è di pregiata fattura sartoriale, la perpendicolare è ottenuta, oltre che dall’impiego d’ingegnosi stratagemmi, durante la delicata fase del taglio e della modellistica, anche dall’uso di un accessorio irrinunciabile nel guardaroba del gentiluomo, le bretelle. Se nell’eleganza maschile sono i particolari che fanno la differenza, le suddette non possono mancare all’appello. Esse rappresentano l’intermezzo materiale per esplicare il principio secondo il quale il pantalone debba pendere dalle spalle. Fu grazie all’inventiva inglese che divennero patrimonio del vestiario maschile, nella fattispecie dell’alto genio di Albert Thurston, il quale, fin dal 1820, detiene il podio in fatto di qualità e lavorazione a mano.

Le bretelle vivono e sopravvivono all’ombra di un gilet, o facendo capolino, di tanto in tanto, da una giacca sbottonata. In prima istanza, non sono che delle semplice liste di tessuto atte a sorreggere i pantaloni. Tale definizione, del tutto etimologica, risulta piuttosto limitativa, dal momento che questo capo allude alla perfezione della linea. Ed è proprio nell’illusione di qualcosa che non è visibile agli occhi, che l’eleganza trova la sua massima espressione. In un certo senso si basano sullo stesso principio del filo a piombo, esercitando sul pantalone una forza di richiamo elastica, la quale assicura la giusta caduta e staticità durante i movimenti, accarezzando la calzatura nel punto esatto, senza soffocarla. Pertanto, le bretelle non avrebbero alcuna ragione di esistere, se non per tale scopo. Nella loro concezione classica, si articolano esclusivamente con terminali in cuoio pregiato, capretto, o di tessuto per le occasioni più formali, dotandosi di asole per assicurare l’aggancio ai bottoni, dei quali si avrà premura di far apporre all’interno dei pantaloni. Solitamente la parte posteriore è elasticizzata, per garantire una certa flessibilità e connotata dall’idiomatica “Y”, che scavalca le spalle, fino a discendere e congiungersi al pantalone.

Le versioni più raffinate possiedono regolatori in ottone e fantasie delicate, come paisley, pois, righe e motivi orientali, in una vasta gamma di tessuti, dalla barathea; il tweed e la lana per la stagione rigida; il lino estivo; alle bretelle setose e in grosgrain per la sera, in accordo al grado di formalità dell’abito. Lo spessore è piuttosto minuto per gli abiti cerimoniali, in seta bianca per il frac, o nera per lo smoking; al contrario, bretelle più spesse sono adatte ad abiti da giorno. Il taglio dei pantaloni non è casuale e il più delle volte è studiato appositamente per accomodare le bretelle. Pantaloni dalla vita adeguatamente alta, pinces ampie e un fondo corretto, richiamano maggiormente l’uso di tale accessorio, creando uno squisito gioco di luci e ombre, tra le quali la piega emerge senza alcun cenno di esitazione, anche grazie a una laboriosa operazione di centratura delle riprese, solitamente rivolte verso il fianco. Di particolare interesse sono i tagli cosiddetti a “coda di pesce”, conosciuti anche come Fishtail o Brace Top Trousers nelle sartorie di Savile Row. Essi sono dotati di una particolare “V” sul retro del pantalone, che s’innalza verso l’alto, rendendo massima la resa delle bretelle. Non è errato il ricorso a particolari linguette, il cui termine inglese è tabs, le quali spuntano dalla cinta posteriore del pantalone.

Senza dubbio l’uomo d’eleganza non darò adito all’accesa diatriba, che da anni perseguita tale accessorio, sempre meno utilizzato ed accantonato a favore della cintura, la quale, contrariamente a quanto il dictatus della moda vuole suggerire, non fa che creare un’inquietante costrizione attorno alla vita, in particolare nel caso in cui la fisicità non ne consenta l’utilizzo. L’armonia della linea deve essere un imperativo inamovibile ed eterno, proprio come l’etere di cui si menzionava all’inizio, e che la cintura non fa che spezzare, con il risultato, il più delle volte, di un’imbarazzante goffaggine e antiesteticità.

Di conseguenza, non si può parlare di bretelle senza conoscere i segreti di buon taglio di pantaloni; così come non si può interloquire di pantaloni senza citare le succitate, riconoscendo che il sistema pantalone-bretelle è un unicum al pari della Terra e della Luna che si attraggono vicendevolmente. Ebbene, pur non manifestandosi direttamente, le bretelle esercitano un influsso sulla resa finale dell’abito da cui non si può trascendere, il quale si manifesta nella tangibilità di un’estetica superiore.

Newton si meravigliò di quella forza ignota che, inesorabile, attira tutto verso il basso; l’uomo si servì di essa per creare opera meravigliosa, sfidandola secondo le squisite norme dell’eleganza, le quali non devono essere, a fronte di soventi malintesi, sinonimo di arretratezza, bensì di aderenza a una concezione di vita che fa del culto del Bello e della disciplina l’espediente principale.


The perfect aplomb; nothing less than the quintessence of menswear; element much coveted, as desired, such as alchemical crave to discover the secrets of the ether. A daring approach, but it can open the path to a subject that, as a whole, represents a real elegance postulate.

The term, of French origin, à plomb, represents the perfect vertical linearity. Beyond its building jargon, in the context of higher men’s elegance, it describes the imperturbable downhill of the suit, along the same vertical that dominates the universe gravity. By giving consideration of the trousers, good grade if the latter is of fine tailoring workmanship, the perpendicular line is obtained, as well as by the use of ingenious stratagems, during the delicate stage of cutting and modelling, also by the use of an indispensable accessory in the wardrobe of the gentleman, the braces (or suspenders in case of the grip fastenings). If in the men’s elegance are the details that make the difference, the aforesaid cannot fail to the call. They represent the material intermission in order to explain the principle that the pants should hanging from the shoulders. It was thanks to the Englishman inventiveness, who they became heritage of the men’s clothing, in the present case of the high Albert Thurston‘s genius, which, since 1820, holds the podium in terms of quality and handwork.

Braces live and survive in the shadow of a waistcoat or popping up, occasionally, from an unbuttoned jacket. In the first instance, they are not that of simple fabric lists designed to hold the pants.

This definition, of all etymological, is rather limitative, since this accessory alludes to the perfection of the line. And it is precisely in the illusion of something that is not visible to the eye, that elegance finds its highest expression. In a certain sense, they are based on the same principle of the plumb line, exerting an elastically recall force on the trouser, which ensures the right fall and immobility during movements, fondling the shoes in the exact point, without suffocating it. Therefore, the suspenders would have no reason to exist, if not for this purpose. In their classical conception, are articulate only with fine leather terminals, in goat, or in fabric for more formal occasions, with buttonholes to ensure hooking at the buttons, of which will have to care to put in to the trousers. Usually the back is elasticized, to ensure flexibility and characterized by the typical “Y”, which passes over the shoulders, to descend and join up with the trousers.

The most sophisticated versions have brass regulators and delicate patterns, such as paisley, polka dots, stripes and oriental motifs, in a wide range of fabrics, from barathea; tweed and wool for the cold season; summer linen; silky and grosgrain braces for the evening, according to the degree of formality apparel. The thickness is rather minute to ceremonial clothing, in white silk for the frac, or black for tuxedo; on the contrary, thicker braces are suitable for day wear. The cut of the trousers is not random, and most often it is specifically designed to accommodate the suspenders. Trousers from appropriately high waist, wide pleats and a correct background, most recall the use of this accessory, creating an exquisite play of light and shade, among which the fold emerges without any sign of hesitation, also thanks to a laborious operation of centring of the pleats, usually directed toward the hip. Of particular interest are the cuts so-called “fishtail“, also known as brace top trousers in the tailoring of Savile Row. They are equipped with a particular “V” on the back of the trousers, which rises upward, making the maximum yield of the braces. It is not wrong the application of special tabs, which sprout from the back strap of the pants.

Undoubtedly the elegance man does not give adytum to the ardent diatribe, which, since years pursued this accessory, less and less used and shelved in favour of the belt, which, contrary to what the fashion dictatus suggest, does nothing but create disturbing constriction around the waist, in particular in the case in which the physicality not permit their use. The harmony of the line must be an imperative immovable and eternal, just like the ether of which was mentioned at the beginning, and that the belt does nothing to break, with the result, in most cases, of an embarrassing awkwardness and unsightly.

Consequently, cannot speak of suspenders without knowing the secrets to a good trousers cut; so as cannot converse of trousers without citing the aforementioned, recognizing that the trousers-suspenders system is an unicum like the Earth and the Moon that attract each other. Well, while not manifesting itself directly, the suspenders have an influence on the final rendering of suit from which cannot transcend, which is manifested in the tangibility of superior aesthetics.

Newton was surprised that unknown force that, inexorable, pulls everything down; the man used it to create wonderful work, challenging it according to the exquisite elegance rules, which must not be, against often misunderstanding, a synonym of backwardness, but of the adherence to a conception of life that make of the beauty worship and discipline the main expedient.

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